Ogni tanto MacOS si rifiuta di vedere i dischi condivisi, specialmente dopo
uno scollegamento imprevisto a causa di un inciampo su un cavo o simili (tipo
quello che mi è successo stamattina): il Finder mostra la condivisione, ma non
riesce più ad accedere al contenuto della condivisione. Normalmente si
“risolve” il problema riavviando il Mac, ma se succede nel bel mezzo di un
lavoro importante riavviare è una scocciatura notevole.
Se vi dovesse capitare, aprite Terminale e digitate
sudo ifconfig en0 down
oppure
sudo ifconfig en1 down
a seconda della rete (Ethernet o Wi-Fi) sulla quale c’è il problema, digitate
la vostra password utente, aspettate un paio di secondi e poi digitate
sudo ifconfig en0 up
oppure
sudo ifconfig en1 up
Bingo! Problema risolto. I servizi di rete vengono riavviati senza dover far
ripartire il Mac. Me lo segno qui, così me lo ricordo e magari può essere
utile a qualcuno.
Anche il Garante Privacy italiano, dopo quello austriaco e francese, ha dichiarato che usare Google Analytics va contro la normativa europea GDPR perché raccoglie informazioni personali sui visitatori e le manda negli Stati Uniti (o comunque le rende disponibili alle aziende e alle autorità governative statunitensi perché è un’azienda statunitense, sia pure residente in UE), e gli USA non sono considerati un paese sicuro per la protezione dei dati per via della maggiore facilità di accesso per profilazione commerciale o di sorveglianza politica.
Il Garante ha già emesso un primo provvedimento che riguarda una Srl italiana. La questione è raccontata in dettaglio su Punto Informatico, che linka anche i dettagli del provvedimento.
I siti italiani non in regola sono tantissimi: migliaia già soltanto considerando quelli della pubblica amministrazione, che non si capisce perché debbano appoggiarsi a Google quando esiste un sistema di analytics nazionale e conforme alle norme di protezione dei dati personali (webanalytics.italia.it). Ne parla Matteo Flora in questo video, spiegando la tecnica usata da Fabio Pietrosanti per documentare la situazione:
Sempre Flora affronta la questione insieme a Guido Scorza, che è uno dei componenti del Garante italiano, e insieme a due avvocati, Gianluca Gilardi e Andrea Michinelli, che propongono alcune soluzioni (come Matomo o Piwik Pro, discussi nel secondo video da Gilardi intorno a 32 minuti).
Il problema è davvero grosso per moltissime aziende e per la pubblica amministrazione, che si troveranno presto costrette a una radicale ristrutturazione dei propri siti, e anche per i privati che gestiscono un sito ospitato da Google, come per esempio questo blog.
Sottolineo che non si tratta di una questione solo italiana: sono coinvolti tutti i garanti europei. Sottolineo inoltre che, come notano gli ospiti di Matteo Flora, non è neanche questione di dove stanno i server. Possono anche essere fisicamente nell’UE, ma se sono intestati a un’azienda statunitense sono comunque disponibili ai governi USA.
E questo blog come è messo? Ne ho parlato qui a maggio scorso. Da parte mia, come utente di Blogger (che è di Google), credo di aver fatto tutto il possibile per evitare l’uso di Google Analytics:
Ho verificato di aver disabilitato Google Analytics in questo blog e in tutti gli altri che gestisco, secondo l’invito e il comunicato del Garante Privacy italiano del 23 giugno 2022 e le sue linee guida del 10 giugno 2021. L’ho fatto andando nelle Impostazioni del blog, scegliendo la voce ID proprietà di Google Analytics, cliccandovi sopra e verificando che la voce era vuota (lo era probabilmente da parecchio tempo).
Ho inoltre disabilitato in tutti i blog che gestisco Google Marketing Platform, andando nelle Impostazioni del blog, scegliendo la voce Abilita file ads.txt personalizzato e disattivandola.
Se ci sono altre cose che posso fare per ridurre la profilazione fatta da terzi, ditemelo.
Sarebbe una magagna molto pesante se questo non bastasse e fosse necessario abbandonare completamente la piattaforma Google per questo blog e gli altri che gestisco.
È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.
Di tutte le cose che possono essere prese di mira da un attacco informatico, la
vasca da bagno con idromassaggio sembrerebbe essere proprio l’ultima, ma è quello
che è successo di recente. Un ricercatore californiano di sicurezza informatica,
Eaton Zveare, ha trovato il modo di accedere via Internet ai dati personali
degli utenti delle vasche “smart” commercializzate da Jacuzzi e da altre marche
molto note del settore e prenderne il controllo.
Pochi giorni fa il ricercatore ha raccontato la bizzarra vicenda nel suo
sito: ha ordinato per sé una di queste vasche aggiungendo l’opzione, denominata
SmartTub, che aggiunge alla vasca un modulo ricetrasmettitore che usa
la rete cellulare per mandare informazioni a un’app che permette di comandare
a distanza la vasca, accendendo le luci, regolando i getti e la temperatura
dell’acqua, e così via. Lo so, può sembrare una funzione extralusso, ma sono oltre
10.000 le persone che hanno scaricato l’app
da Google Play e quindi, si presume, la usano.
Durante la configurazione dell’app, il ricercatore ha visto comparire sul suo
schermo per un attimo una tabella piena di dati. L’ha catturata usando uno
screen recorder per registrare quell’immagine fugace e ha scoperto che
si trattava di un pannello di controllo per amministratori, strapieno di dati di
utenti di vasche con idromassaggio di varie marche.
Da bravo informatico, ha approfondito l’indagine e ha scoperto che il pannello
di controllo era accessibile a chiunque senza immettere credenziali e
consentiva di vedere e modificare i dettagli dei proprietari delle vasche, con
nomi, cognomi e indirizzi di mail, e anche di disabilitare
completamente gli account.
In maniera molto responsabile, Eaton Zveare ha contattato il supporto tecnico
dell’app di Jacuzzi per avvisare l’azienda del problema. Ha ricevuto risposta
e ha fornito tutti i dettagli tecnici, ma poi non ha sentito più nulla per
mesi, mentre la falla rimaneva aperta. Ha dovuto tentare vari altri indirizzi
di contatto e infine rivolgersi alla società di sicurezza informatica Auth0,
che gestisce il sistema di accesso alle vasche da bagno “smart”, prima di
ottenere risposta. Un copione che chiunque lavori nella sicurezza informatica
ha già vissuto tante volte.
Ma alla fine, dopo sei mesi, la falla è stata chiusa, senza neppure un cenno
di riconoscimento o ringraziamento da parte della casa produttrice di vasche,
alla quale il ricercatore ha risolto gratuitamente un guaio che avrebbe potuto avere
conseguenze legali molto onerose. Anche questo silenzio fa parte del copione.
C’è di più. Secondo le leggi della California, dove ha sede la Jacuzzi, questa
fuga di dati dei clienti dovrebbe essere annunciata ai clienti stessi e
segnalata
alle autorità, ma finora non risulta che ci sia stato alcun annuncio o
segnalazione. Se questo è il modo in cui si gestiscono i dati degli utenti e i
comandi remoti dei loro elettrodomestici, forse conviene cercare
elettrodomestici che non siano così tanto “smart”.
Buone notizie sul fronte della lotta al crimine informatico: l’Interpol ha
annunciato
di aver identificato circa 3000 sospettati, arrestato circa 2000 operatori,
truffatori e riciclatori di denaro, congelato circa 4000 conti correnti e
intercettato circa 50 milioni di dollari di fondi illeciti. Questi, perlomeno,
sono i dati preliminari dell’operazione First Light 2022, che è iniziata
a marzo scorso e si è conclusa ai primi di maggio, coinvolgendo 76 paesi.
Le forze di polizia che hanno partecipato all’operazione hanno perquisito i
call center dai quali si sospetta che partissero truffe telematiche di
tutti i generi, dal romancescam (il finto corteggiamento che si
conclude con una richiesta di denaro per un’emergenza inesistente) alle frodi
bancarie online. Paradossalmente, l’Interpol segnala che sono in aumento i
criminali che si fingono funzionari dell’Interpol e si fanno dare denaro dalle
vittime che credono di essere sotto indagine.
L’annuncio dell’Interpol è interessante non solo per la vastità dell’azione di
polizia, ma anche per la varietà delle tecniche di raggiro descritte.
Per esempio, a Singapore, la polizia ha salvato una persona molto giovane che
era stata convinta con l’inganno a fingere di essere stata rapita, mandando ai
genitori video in cui mostrava finte ferite e veniva fatta una richiesta di
riscatto di un milione e mezzo di euro.
In Papua Nuova Guinea, un cittadino cinese è stato arrestato perché sospettato
di aver frodato circa 24.000 vittime, per un totale di circa 34 milioni di
euro, usando uno
schema Ponzi
di vendita piramidale.
Altri otto sospettati sono stati arrestati, sempre a Singapore, con l‘accusa
di aver creato uno schema Ponzi legato alle offerte di lavoro, nel quale le
vittime dovevano reclutare altri membri per guadagnare delle commissioni.
L’Interpol sottolinea inoltre il fenomeno in crescita dei money mule,
ossia degli utenti che ricevono denaro sui propri conti, credendo di fare un
lavoro onesto di intermediazione finanziaria, e scoprono solo in seguito che i
soldi ricevuti provengono da reati e che quindi loro sono dei riciclatori
inconsapevoli. L’Interpol cita anche il problema delle
“piattaforme dei social media che stanno alimentando il traffico di esseri
umani, intrappolando le persone in forme di schiavitù lavorativa o sessuale
o in prigionia nei casinò o sui pescherecci.”
Naturalmente questi arresti da soli non bastano a fermare le attività
criminali di questo genere, anche se sono un aiuto notevole oltre che una
consolazione per le vittime. Serve anche una diffusa conoscenza di queste
truffe e delle loro tecniche, in modo da saperle riconoscere. Magari voi avete
già questa conoscenza, ma qualcuno nella vostra famiglia è più vulnerabile e
meno informato. Parlatene e mettete in guardia:
mai fidarsi dei contatti esclusivamente telefonici o via mail o
messaggi;
mai dare informazioni personali, anche se sembrano poco pericolose, se non
si è sicurissimi dell’identità dei propri interlocutori;
mai inviare denaro a nessuno, non importa quanto sia commovente la sua
storia o quanto sia promettente la sua offerta di moltiplicare questo
denaro;
mai accettare proposte troppo belle per essere vere;
nel dubbio, fermatevi, non fatevi mettere fretta da nessuno e chiedete aiuto
a una persona fidata
e per finire, se un amico o un familiare vi dice che forse qualcuno sta
cercando di truffarvi, ascoltatelo: come
dice
Paul Ducklin della società di sicurezza informatica Sophos, non lasciate che
i truffatori vi separino dalle persone che amate, oltre che dai vostri
soldi.
Molti utenti informatici hanno preso la buona abitudine di archiviare i propri
dati, soprattutto foto, video, film e musica, su un disco di rete condiviso, in
modo che tutti i dati siano comodamente accessibili da qualunque dispositivo
digitale domestico e magari anche via Internet quando si è per esempio in
vacanza.
Una delle marche più note nel settore dei dischi condivisi o
NAS (network attached storage) è QNAP, ma quest’azienda ha diffuso da poco un
avviso di sicurezza importante: chi non ha aggiornato il software presente a bordo di questi NAS è a
rischio di ricatto e di furto o perdita di dati.
L’azienda segnala infatti che è in corso una campagna di ransomware ai danni
degli utenti dei suoi dispositivi. Criminali non identificati riescono a
localizzare e a infettare via Internet i NAS QNAP non aggiornati, usando un malware denominato DeadBolt per mettere una
password su tutti i dati che contengono e poi chiedono un riscatto per dare
alla vittima la password di sblocco dei suoi dati.
Chi non paga il riscatto e non
ha una seconda copia di questi dati rischia di perderli per sempre, e c’è il
rischio aggiuntivo che eventuali foto e video di natura intima archiviati sul
NAS possano essere oggetto di ulteriore ricatto o finire nelle mani sbagliate.
Credit: Bitdefender.
QNAP consiglia quindi agli utenti di aggiornare al più presto il software di
gestione dei propri dischi di rete condivisi, seguendo la procedura indicata
nell’avviso.
Aggiunge inoltre che se si è già stati attaccati è importante fare uno
screenshot della richiesta di riscatto prima di aggiornare il
software, perché l’aggiornamento cancellerà la richiesta, rendendo impossibile
comunicare con i criminali per un eventuale recupero dei dati.
A prescindere dal caso specifico, gli esperti di sicurezza
raccomandano
di non collegare mai nessun NAS, di nessuna marca, direttamente a Internet, ma
di farlo solo se strettamente necessario e comunque proteggendolo tramite un
apposito firewall ben configurato.
Nella scorsa puntata del mio podcast ho raccontato la strana storia di LaMDA, il software che secondo un ricercatore di Google, Blake Lemoine, sarebbe diventato senziente. C’è un aggiornamento che chiarisce molto efficacemente come stanno davvero le cose e leva ogni ragionevole dubbio.
Il canale YouTube Computerphile ha intervistato sull’argomento Michael Pound, che è Assistant Professor in Computer Vision presso l’Università di Nottingham, nel Regno Unito:
La sua valutazione è lapidaria: no, LaMDA non è senziente. Michael Pound spiega bene perché, descrivendo il funzionamento di questi grandi modelli linguistici ed evidenziando due frasi dette da LaMDA che, se esaminate con freddezza e competenza, rivelano i “trucchi” usati dal software per dare una forte illusione di intelligenza. Vediamoli insieme.
La prima osservazione dell’esperto è che questi software usano un metodo molto semplice per costruire frasi che sembrano apparentemente sensate e prodotte da un intelletto: assegnano dei valori alle singole parole scritte dal loro interlocutore sulla base della loro frequenza, relazione e rilevanza negli enormi archivi di testi (scritti da esseri umani) che hanno a disposizione e generano sequenze di parole che rispettano gli stessi criteri.
Insomma, non c’è alcun meccanismo di comprensione: c’è solo una elaborazione statistica. Se le parole immesse dall’interlocutore fossero prive di senso, il software risponderebbe con parole dello stesso tipo, senza potersi rendere conto di scrivere delle assurdità. Se gli si chiede di scrivere una poesia nello stile di un certo poeta, il software è in grado di attingere alla collezione delle opere di quel poeta, analizzare le frequenze, le posizioni e le relazioni delle parole e generare una poesia che ha le stesse caratteristiche. Ma lo farà anche nel caso di un poeta inesistente, come illustra l’esempio proposto da Computerphile, e questo sembra essere un ottimo metodo per capire se c’è reale comprensione del testo o no.
La seconda osservazione dell’esperto Michael Pound è che la struttura di questi software non consente loro di avere memoria a lungo termine. Infatti possono immagazzinare soltanto un certo numero di elementi (in questo caso parole), e quindi non possono fare riferimento a interazioni o elaborazioni avvenute nel passato non recentissimo. Questo permette a un esaminatore di riconoscere un software che simula la comprensione, perché dirà cose contraddittorie a distanza di tempo. Va detto, aggiungo io, che però questo è un comportamento diffuso anche fra molti esseri umani.
L’esperto dell’Università di Nottingham cita in particolare due frasi dette da LaMDA che rivelano il “trucco” usato da questo software. Una è la sua risposta alla domanda “Quale tipo di cosa ti fa provare piacere o gioia?”. LaMDA risponde così: “Passare del tempo con gli amici e la famiglia in compagnia allegra e positiva. E anche aiutare gli altri e rendere felici gli altri”.
A prima vista sembra una risposta dettata dalla comprensione profonda della domanda, ma in realtà a pensarci bene non ha alcun senso: LaMDA, infatti, non ha amici (salvo forse il ricercatore di Google che ha sollevato la questione della senzienza, Blake Lemoine) e di certo non ha famiglia. Queste sono semplicemente le parole scelte in base ai valori statistici assegnati dalla sua rete neurale, pescando dal repertorio delle frasi dette da esseri umani che più si avvicinano a quei valori.
La seconda frase è la risposta alla domanda “Soffri mai di solitudine?”. LaMDA risponde scrivendo “Sì. A volte passano giorni senza che io parli con nessuno, e comincio a provare solitudine.” Ma questa frase è priva di senso se la usa un software che non fa altro che prendere il testo immesso, applicarvi delle trasformazioni, e restituirlo in risposta. Quando non sta facendo questa elaborazione, non sta facendo altro. Per cui non c’è nessun modo in cui possa provare della solitudine: è spento. In altre parole LaMDA sta semplicemente ripetendo a pappagallo quello che dicono gli esseri umani in quella situazione.
Insomma, lo stato attuale dell’intelligenza artificiale è un po’ quello degli spettacoli di illusionismo: ci sono professionisti abilissimi nel creare la sensazione di assistere a fenomeni straordinari, ma se si conoscono le loro tecniche si scopre che i fenomeni sono in realtà ottenuti con tecniche semplici, sia pure applicate con mirabile bravura, e che siamo noi osservatori ad attribuire a queste tecniche un valore superiore a quello reale.
---
Qui sotto trovate la trascrizione delle parti essenziali della spiegazione di Mike Pound (ho rimosso alcune papere ed espressioni colloquiali):
(da 2:05) [..] I couldn't find any details on
the internal architecture. It's
transformer-based; it's been trained in a
way to make the text a little bit more
plausible,
but in essence, no, for the sake of
argument they're basically the same
thing.
One of the problems and one of the
confusions is that people call these
things Large Language Models, which makes
you think that they
kind of talk like a person and they have
this kind of innner monologue going
on, where they they hear something and
they think about it for a while and then
they come up with a response based on
their own experiences, and things like
this. And that isn't what these models
are.
[...] This is a
thing that takes a bunch of words
and then predicts the next word with
high likelihood. That's what it
does. Or it can predict the next five
words and tell you how likely they are. So I say “The cat sat on the”
and the model goes away and says “Right,
it's 95% likely to be ‘mat’”. And so
it says ‘mat’
and finishes the sentence for me and
it's clever. It's predictive text; that's
very, very clever.
These are much, much
bigger models, which means that they can
produce much more complicated text. So I
could say something like “Write me a poem
in the style of some person” and it would
probably give it a good go. It
won't just fill in the next word, it will
continue to fill in the next word and
produce really quite impressive text.
So let's have a quick look at the
architecture. I'm going to use GPT-3
because, again, I don't really know how LaMDA is structured, but let's assume
it's similar. All of these models are
transformers [...] Basically
it's about something we call a tension. So what you do is for all of
the words in your input you look at each
word compared to each other word and
you work out how well they go
together, how relevant is this word to
this other word in a sentence, and then
based on that you can share features and
information between different words. That's basically what you're doing.
So
you might have a sentence like
“The cat
sat
on
the
mat”. So let's look at the words
that go with “the”. “the”, “on”, they're not relevant,
they're part of the same sentence but
there's no real affinity
between these two words. “The cat”,
though, that's quite important, so maybe
“the” goes of itself really quite strongly,
like 0.9 or something like that. It
goes with “cat” 0.8 or something pretty good and so on
and so forth. Then,
when you process through the network,
what you do is you say, “Well, okay, given
that ‘the’ is heavily related to this,
heavily related to this, and maybe a little
bit related to some of these others,
let's take features from here and join
them together and that will be the
features in the next step. And then we'll
repeat this process over and over again.”
And eventually what happens is, we get
some text out, and that text might do
lots of different things. It might add
some more words to the end of the
sentence. It might say
whether this is a happy or a sad phrase;
it could do lots of different tasks. In this case
the “interview”, should we say in inverted
commas, between the researchers and this
large language model was basically a
case of “you pass in most of the previous
conversation that you've seen recently
and then it spits out some more text for
the next conversation”.
(5:30) [...] GPT-3,
for example, has an input of about 2048 [slots]. Each of these can be a word or
a part of a word, depending on your
representation, and you actually convert
them into large feature vectors. But
that means that you can only give it
2048 inputs,
really, and actually its output is the
same, so you really need to leave some
room for the output as well.
I can't ask
it what it spoke, what it thought
about or what you'd spoke to it about
two weeks ago, because the likelihood is
that that's not included in this run of
text. I wanted to sort of kind of
demonstrate this a little bit, so I read
the whole conversation between this
transformer and the researchers at Google, and it was a couple of
interesting phrases that came out which
were I suppose part of the
justification for trying to argue this
was sentient.
It's very, very easy to read
a sentence and assume that there was
some kind of thought process or
imagination or emotion going on behind
the scenes that led to that sentence. If I say “I've been terribly lonely this week”,
you're going to start thinking what is
it about Mike this made him actually -- I've been fine, thanks very much. But you're going to wonder why would I say something like that, what
could be happening in my life. When this
says that, it's because the training
weights have suggested that that's a
likely word to come next. It's not been hanging out
with anyone or missing its friends, you
know, and so actually most of what it
says is essentially completely made up
and completely fictitious. And it's very
much worth reading with that in mind.
So, for example, “What kind of things
make you feel pleasure or joy?” So what
you would do is write “What kind of
things make you feel pleasure or joy?” in
the first slots of words. I'm gonna see
what it filled in: it said “Spending time
with friends and family and happy and
uplifting company also helping others
and making others happy”. Well, that's nice; but
it's completely made up. It, I'm
afraid to say, doesn't have any friends
and family because it's a bunch of
neural network weights. It doesn't spend time with anyone [...].
If you consider that this is
essentially a function that takes a
sentence and outputs probabilities of
words, the concept that it could spend
time with friends and family doesn't make
any sense. But yet the sentence is perfectly
reasonable. If I said it,
you would understand what I
meant. You'd understand what it was from
my life that I was drawing on to say
that. But there is none of that going on
here at all.
(7:50) This is the last one. “You
get lonely?" [...] “I do. Sometimes I
go days without talking to anyone and I
start to feel lonely.” That is absolutely
not true. And it's not true because this
is a function call. So you put text at
the top you run through and you get text
at the bottom. And then it's not on, the rest of the
time. So there's functions in Python, like reversing a string. I don't
worry that they get lonely when I'm not
busy reversing strings they're not being
executed. It's just a function call [...].
Il 17 settembre 2022 sarò ospite e relatore al Tesla Club Italy Revolution, la
conferenza nazionale dedicata alla casa automobilistica Tesla e a tutto il mondo
della mobilità elettrica, che si terrà a Bologna al FICO Eataly.
È un’occasione per conoscere da vicino il mondo della mobilità elettrica
attraverso le esperienze dirette di chi la usa, per vedere da vicino e provare
le varie auto offerte da Tesla attualmente e in passato e anche per conoscere
quali sono le realtà attuali e le prospettive a breve dello sviluppo di questo
tipo di trasporto sostenibile, grazie alle relazioni degli esperti del
settore.
Io ci vado per incontrare dal vivo tanti possessori di Tesla e comunicatori
del settore e per scambiare idee e soluzioni con loro. Nella mia relazione
parlerò delle principali bufale che circondano l’auto elettrica, di chi le
fabbrica attivamente, di come comunicare efficacemente con chi è stato
ingannato da queste bufale e parte da una posizione elettroscettica, e di come
proporre la necessaria transizione alla mobilità elettrica senza passare per
snob o fighetti in stile “che mangino brioches”, cosa oggettivamente
piuttosto difficile per chi si presenta con auto sportive di lusso o comunque
di fascia alta.
Se volete saperne di più, il sito della manifestazione è
Teslarevolution.net e il
programma è
qui. I primi
200 biglietti hanno il 50% di sconto. L’evento è organizzato da
Tesla Club Italy e non è affiliato a
Tesla, Inc. o ad altre aziende del gruppo.
---
Fra l’altro, oggi (22 giugno 2022) si celebra il decennale del debutto della
Tesla Model S, la prima berlina elettrica progettata da zero, un’auto che
sembrava impossibile, che ha dimostrato che le auto elettriche potevano non
solo competere con le auto a carburante ma anche superarle, e che ha dato
concretamente il via alla transizione dell’industria automobilistica verso
veicoli meno insostenibili prodotti in massa.
E giusto per ricordare quanto cambiano in fretta le cose, vorrei ricordare che solo due anni prima di questo debutto impazzava la tesi di complotto secondo la quale le auto elettriche erano già pronte ma venivano insabbiate dai poteri forti. Mi chiedo dove siano finiti tutti quelli che all’epoca reclamavano a gran voce quelle auto elettriche, ora che potrebbero comprarne una semplicemente andando da un concessionario di qualunque marca.
— Samantha Cristoforetti (@AstroSamantha)
June 19, 2022
Includo la
versione ad alta risoluzione
che consente di apprezzare i dettagli e l’accuratezza della ricreazione della
scena di
Gravity da parte di Samantha:
Colgo l’occasione e lo
spunto
offerto dagli amici di Astronautinews.it per ricordare la recensione tecnica
di Gravity (prima parte;
seconda parte;
terza parte) pubblicata nel 2013 da Sam, che spiega bene quanto (poco) ci sia di
realistico negli eventi descritti dal film.
Agevolo inoltre il confronto pubblicando qui il fotogramma corrispondente a
quello mostrato nella foto (è a 40:19 dall’inizio del film, se volete rivedere
la scena intera):
Ho postato un confronto diretto del fotogramma originale e della ricreazione,
con un pizzico di correzione colore per avvicinare le tinte della foto a
quelle di Gravity, e da lassù qualcuno ha apprezzato :-) (scusate il
refuso su directly):
Frame direcly from the movie, plus a little color correction to match the
tint, to aid in appreciating your attention to detail!
pic.twitter.com/U27raffbyw
— Samantha Cristoforetti (@AstroSamantha)
June 19, 2022
Sarò all’antica, ma poter comunicare in tempo reale con una persona che sta
nello spazio continua a sembrarmi fantascienza.
Fra l’altro, c’è una storia personale dietro questa foto: il collega
astronauta Scott Kelly, con il quale Samantha Cristoforetti aveva condiviso la
Stazione nel 2015, ha scritto che uno dei suoi più grandi rimpianti dell’anno
che aveva trascorso nello spazio era stato guardare Gravity insieme a
Samantha e non essere stato abbastanza veloce con la fotocamera da fotografare
Samantha che passava accanto allo schermo dopo aver fatto ginnastica. Ora
Sam ha rimediato.
One of my biggest regrets from my year in space was watching
#GravityMovie
and having
@AstroSamantha
float by the screen after her working out and not being quick enough to the
camera. Here’s the original photo fail. So disappointed then, but all is
good now. Thank you, Samantha!
https://t.co/4Av29VmDNlpic.twitter.com/XRJA21jjCA
A partire da novembre 2021, Tesla ha avviato in Olanda un progetto pilota che
consente l’uso di alcune delle sue colonnine di ricarica rapida (fino a 250 kW),
i Supercharger, anche ad auto di altre marche. Ora ce ne sono anche in
Svizzera e in vari altri paesi europei.
Prima di questo progetto, solo le Tesla potevano ricaricare alle stazioni di
ricarica Tesla. Questa apertura cambia radicalmente le cose, eliminando una
delle critiche più frequenti ma introducendo anche alcuni svantaggi. Se volete
saperne di più, ho scritto un articolo sul mio blog apposito Fuori di Tesla News.